WALTER

WALTER

WALTER DEGLI ANIMALI _ LUSERNA, Trentino

Guarda 1 2 3 4 5 6 7 8 capre sono nuove e due sono morte: una per i fulmini in agosto e una di vecchiaia. Il fulmine ha preso la sorella di quella bianca e rossa là.
Sono tutte in cinta ora.
La prima che partorisce è o l’Alice o la bianca e nera là.
… Quando cominciano a far latte manca un mese, quando sulla mammella c’è la gocciolina di latte partorisce il giorno dopo.
… Quella lì… non so cos’ha, è selvatica fuori di misura, è strana, da quando è morta sua mamma.Quella è la Manuela, hanno tutti nomi di gente del paese, a parte le nuove che non sono ancora battezzate.

MMBII MBII MBII MBII (il richiamo ndr).

… Quello lì è il becco, avrà cinque anni e lo tengo per vedere quanti giri riescono a fare le corna. Guarda che sguardo fiero. Adesso è in calore. … L’anno scorso mi ha dato una pacca da là e mi ha buttato fino in fondo alla valle. Se giri la schiena in questo periodo…
… Se guardi i gruppi come sono occupati sono tutti madre e figlia. Quelle due vicine per esempio sono madre e figlia, le femmine restano sempre unite, i maschi li cacciano dopo che sono cresciuti.

(Alle capre ndr) Dai ragazze non serve che litighiate!

La più vecchia attualmente è quella bianca e nera. Lo vedi dalla schiena: le vecchie hanno la schiena infossata.
In questo periodo si pisciano addosso, apposta, sulla pancia per fare andare l’odore in giro il più possibile.
… Lei si chiamava Macchia ma io la chiamo Vicenza. Mangiava latte e biscotti fino a una settimana fa in un appartamento sul divano di casa poi me l’hanno portata qui. All’inizio non capiva niente, stava distante e non mangiava, le altre l’hanno lasciata stare, poi ha capito di essere una capra e adesso è felice, mangia, corre, sta con le altre.
… La bianca e la nera stavano malissimo, le tenevano in un metro quadro. Tutto il viaggio hanno belato dentro in macchina. Quelle due là sono madre e figlia. Questa partorisce in marzo, le altre tutte in novembre.

Dove volete andare adesso dagli asini, dai cavalli, dalle pecore, dai maiali, dai pony,

dai conigli, …?

Da dove viene questo amore per gli animali?

Ah non lo so da piccolo portavo a casa di tutto serpenti, orbettini, rospi, topi, pipistrelli, cavallette, tordi, corvi. Avevo il corvo personale. Girava sempre sulla mia spalla. Da piccolo lo tenevo in una scatola in poggiolo e lui ha avuto la brillante idea di buttarsi giù e si è rotto un’ala. Allora ho mangiato due gelati e con le due stecche gliel’ho aggiustata. Dopo è caduto un’altra volta e gliel’ho messa a posto sempre con i bastoncini di gelato. Camminava tutto storto e la gente diceva “Oddio che brutta bestia!”.

Quando avevo il corvo sulla spalla e il gatto sulla testa e portavo a spasso i cani, gli alani. Venivano con me dappertutto, solo se salivo in macchina il corvo restava in paese ma se ero in paese prima o poi arrivava.

Poi a cinque anni avevo il mio primo agnello, trovato con mio padre tornando da Asiago sotto strada che lo avevano lasciato indietro i pastori. Poi mi son portato a casa una capretta nana e prima di andare alle elementari gli mettevo il collare, la campanella, la catena e siccome mio padre aveva messo sul prato i pali, io andavo a scuola e la lasciavo al pascolo e quando tornavo da scuola la portavo alla stalla. Si chiamava Bianchina e ha partorito Briciola e Juventus, nomi che gli aveva dato mia sorella. Poi è morta mi avevano detto che dove l’avevo messa per l’inverno, il toro le ha tirato un calcio. Mi avevano detto… ma in realtà l’ho mangiata anche io, l’ho saputo quando ormai avevo trent’anni.

Da lì è cominciata la sagra mi son portato a casa tutto quello che mi davano. Mi son comprato due cavalli perché il padrone non poteva più tenerli.

Il montone lì, l’ho rubato insieme a una pecora. Li ho trovati in una valle. Erano pieni di lana sembrava stessero bene ma gli mettevi la mano sotto e le dita entravano tra le costole. Li ho portati a casa con l’erba verde e alta: non erano capaci, non avevano il coraggio di mangiare. La pecora non ce l’ha fatta. Per il montone ho chiesto qualcosa al veterinario per tirargli su il morale e dopo tre mesi è tornato normale, mangiava e ora sta bene ma quando l’ho tosato gli ho tolto più di duecento zecche. Mi ha chiamato il padrone e mi ha detto: “Guarda che hai le mie pecore!” E io gli ho detto: “Sì ma guarda che mi ha aiutato tutto il paese a prenderle”. Per prenderle abbiamo dovuto scassare il lucchetto, catena da macellai. Sono andato con mio fratello, con la trancia per liberarli e quelli del paese: 
“Cosa fe’?” 
“Le porto via perché qua mi fanno peccato”. Ero passato un mese prima ed erano sempre là legate a un albero in mezzo alla terra che scavavano per mangiare le radici. E allora quelli del paese mi hanno aiutato.

Ce ne sono di quei poveretti che son stati maltrattati. Come Apocalisse, la cavalla l’ho comprata che era cinque anni attaccata al muro, alla catena. Aveva il tic di appoggio, il ballo dell’orso.

L’ho mollata in recinto e ci ho messo 3 mesi per riuscire a prenderla. Ho scoperto che non potevo alzare il braccio sopra la testa, prendeva paura e scappava. In 6 mesi, adesso vado là, la chiamo e si lascia metter la sella, prima si ribaltava in dietro e ha rischiato di rompermi l’osso della schiena due tre volte. Con la calma senza romperle le scatole, se vedevo che non voleva la lasciavo stare. Poi sai cosa piace a me? Star seduto sul recinto e lasciarli pascolare, capisci tutto anche delle gerarchie.

Poi ho portato via un’asina, la mamma dell’Otello, aveva le unghie lunghissime, l’ho presa e ho chiamato il maniscalco e per una settimana non si muoveva, camminava come una papera, una cosa strana. Aveva le unghie così lunghe che aveva le gambe grosse e lunghe e non sapeva cosa vuol dire muover le gambe, povera bestia. Ci ha messo due settimane. Il maniscalco gliele ha tagliate per un anno anni ogni due mesi e ha iniziato a camminar bene, sgonfiarsi le gambe e correre. Poi non l’ho più trovata.

Qualcuno che voleva fare lo stronzo o giù per il burrone.

Ho trovato solo il figlio, l’Otello, che ho allevato col biberon. Tutti mi hanno detto chi te lo fa fare di allevare uno stallone, cosa te ne fai di un asino maschio? Quello che mi ha dato Otello non me lo ha dato nessuno, andavo a spasso con quattro cani e un asino.

E adesso devi portarli in stalla per l’inverno?

Gli animali entrano quando inizia a nevicare ed escono quando spunta l’erba. Stanno al pascolo finché nevica. Io mi sveglio la mattina, se vedo la neve apro il recinto, prendo un po’ di mangime e mi invio. Mi seguono tutti nelle stallette e gli do il fieno.

Il primo giorno che nevica ho da fare tutto il giorno. Dalla mattina alle 7 alla sera alle 8, io sono qua che tiro dentro animali. Asini, capre, pecore, tutti dentro negli stallotti.

Il primo giorno che nevica mi piace da matti. Devo andare a recuperarli, è come dire: “Mi faccio l’inverno con gli animali in stalla” e è una figata secondo me, perché è bello averli al pascolo, non danno problemi, però non per troppo tempo. Deve arrivare il periodo in cui li porti in stalla per stargli un po’ dietro, prenderti cura di loro. Se no non c’è gusto a tenerli.

La cosa più bella è lasciare le luci della stalla accese finché nevica, andare fuori, fare dieci passi indietro e stare a guardare. Senti tutti che fanno “GRUNCH GRUNCH GRUNCH” con la bocca perché mangiano il fieno, poi c’è chi bela chi nitrisce chi…

Ha il suo fascino: a me piace restare fuori: quando ho dato da mangiare a tutti, mi fermo sotto la neve a sentire GRUNCH, a guardare come mangiano, a vedere come si spostano i cavalli che passano davanti la finestra._Claudia Avventi/Giulio Malfer