word of corona

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30 APRILE 2014 MAURO CORONA

AuditoriumS.Chiara Trento Mauro Corona nella conferenza promossa dal FilmFestivaTrento parla di vinti ed emarginati, ecco alcuni punti salienti del suo discorso.

Prima di iniziare vorrei fare una cosa che forse alcuni non apprezzeranno, ma mi è parso un bel gesto. Allora tiro fuori la banana… contro ogni forma vile, bieca e subdole di razzismo.

  1. Le frasi sono di tutti come diceva Macedonio “il mondo è un continuo ripetersi perciò non è il secondo autore che si macchia di plagio, bensì il primo”.
  1. Riflettendo certe notti in cui il passato torna a cercarti e non ti fa dormire allora per non spararsi si fanno delle cose, si scrivono libri e soprattutto se ne leggono. Riflettevo su questa umanità che è un po’ come una mina innescata e con il percussore vicinissimo all’esplosivo. Non abbiamo più pazienza, non ‘porgiamo più l’altra guancia’, non siamo più tolleranti, generosi, perché si è persa una qualche fede, non in un dio, ma perso la fede in un futuro nostro. Senza questa fede ci sarà solo nichilismo imperante, morto io chi se ne frega… non c’è più un valore per chi arriveranno dopo.
  1. Il segreto per tentare di cambiare alcune cose se non anche tutte, fare, inventare costruire, una società nuova e come si fa? I bambini.
  1. L’imbecillità è molto contagiosa, si passa l’una con l’altra come le tegole del tetto si passano l’acqua.
  1. Perché molti giovani finiscono male? Perché non c’è stata lettura, “Grama la casa dove non entra mai un libro” diceva Borges.
  1. Bisogna far crescere una società che non ha bisogno di tante cataste di denaro per sentire qualcuno.
  1. Ci hanno reso eroinomani di oggetti. Se non abbiamo l’auto di un certo tipo ci sentiamo defraudati, a questo siamo arrivati.
  1. Se gli stessi noi non sappiamo comportarci, siamo vendicativi, siamo intolleranti,  siamo tutto, e allora come si fa a crescere dei bambini, quando noi non siamo a posto? Prenderanno da noi, e certi papà sono fieri che siano uguali a loro.
  1. Sono due anni che non bevo, perché ho scoperto una persona nuova con cui fare i conti, una persona che non conoscevo. Perché sono diventato così perché ho dovuto imitare i maci di allora che poi ho scoperto erano povera gente, fragili indifesi, picchiavano le mogli, però erano forti boscaioli, bracconieri. Alle volte quando tornavo dal bosco o dalla cava di marmo dove spaccavo per quindici ore. La mia costituzione genetica mi chiedeva una cioccolata e invece no dovevi bere un quarto di vino o la grappa. Dai e dai entri nel personaggio e non ti accorgi nemmeno più, non sai se sei sogno o realtà come negli scritti di Pessoa.

10. Il grande sforzo non è stato smettere di bere, ma giustificarmi con gli amici che mi deridevano perché avevo smesso, e sentivo che mi trascinavano di nuovo in quell’errore. No io non bevo più.

11. Quando uno mette fuori il naso dal pantano della vita, suscita anche invidie, mi sono trovato ad avere dei nemici nel mio paese, anche se ho cercato di farlo rivivere nella memoria. I miei paesani dicono che racconto solo bugie, e forse hanno ragione, la letteratura è ri-invenzione, ho inventato personaggi messi lì in montagna.