CONTE LUCHINO DAL VERME

CONTE LUCHINO DAL VERME

MAINO – PARTIGIANO COMBATTENTE, COMANDANTE

CLASSE 1913, sono stato molto fortunato ha fatto una vita sanissima, il mio dottore mi dice che mi è andata bene perchè da giovane ho fatto la fame, in Russia da Partigiano.

Dove si trovava nel 1943?

Nel ’43 Aspetti prima le faccio un quadro generale, deve sapere che tutte le mie generazioni, sono state coinvolte nel più grosso crimine commesso all’umanità quello dei nazisti, tutti. Ho avuto un’infanzia movimentata, pessimo studente, giocavo a pallone, tutti gli sport. A 22 anni ho deciso di fare il servizio militare anticipato, vado militare, dove inizio la scuola ufficiali a Milano, e lì trovo la mia dimensione e la mia maturazione. Quando inizia la Guerra sono stato in Francia, la Jugoslavia, in Russia. Quando sono partito per la Russia, si partiva come per andare ad una scampagnata, tutto in fretta, perchè I tedeschi stavano per vincere. Siam partiti cantando ‘addio mia bella addio…’ che vergogna, a piedi fino a Ludiana, poi in treno fino ad Odessa. Cimettiamo un mese per raggiungere I tedeschi che erano sul Don. Appena arrivati vedendoci a cavallo non hanno perso occasione per umiliarci. Vediamo che dal Don scendono dei fagotti, erano gli ebrei che loro ammazzavano I Polonia e mandavano giù dal fiume. Il primo impatto è stato con quei cadaveri degli ebrei. Ci siamo accorti che eravamo lì a fare la guerra dei tedeschi, completamente ai loro ordini. Ma avevamo gli ordini ‘credere obbedire combattere’ tutta Italia era piena di questa mentalità, giornali zero, le notizie che leggevamo erano tutte false tutte sbagliate rispetto a quello che stavamo vivendo. In Guerra abbiamo fatto cose da pazzi, ho perso uomini inutilmente in azioni perfettamente inutili. Ho capito che I generali cercano solo di far la carriera, ammazza uomini,  per medaglie. Vengo rimpatriato una settimana prima che inizi la grande ritirata. Una fortuna enorme. Torno in Italia, e  a casa. 8 settembre ecco come è avvenuto. Ero a Reggio Emilia, ricevo una lettera gialla non intestata, l’apro e leggo bisogna presentarsi a Forlì, ma il colonello comandante non c’era, era già scappato verso il sud! Tutta la notte abbiamo duscusso su chi tradiva. Poi le scelte erano quelle di andare anche noi a sud, o di andare a casa, o presentarsi. Eravamo insicuri e ognumo fece la scelta che riteneva più giusta. Ho congedato I miei soldati dando un biglietto ad ognuno con su scritto’ ha servito la Patria con onore’, dicendo che da adesso ognuno era responsabile di se stesso. L’8 settembre ha infangato tutto, è morto il re, non solo, è morta la nostra storia, noi scappavamo dai tedeschi, l’importante era scappare, ma noi dai tedeschi, ma dalla nostra storia, dalla nostra memoria, dai nostri morti, è stata una cosa durissima, e non solo mia ma di moltissimi italiani. Coprendo di ridicolo il fascismo, i gerarchi, dell’enorme balla, ero in uno stato che oggi si chiamerebbe depressione, non credevo più a niente. E questa è una cosa che non si dice mai abbastanza. Ha presente le torri gemelle che sono andate in polvere e macerie? ecco l’8 settembre è quello che è successo dell’Italia che è andata in polvere e macerie, eppure nè è venuta fuori senza politici nè generali. Sì perchè erano scappati tutti, l’importante era scappare non farsi prendere dai tedeschi. Sono tornato a casa, e ho pensato l’Italia si salva, perchè tutte le donne che ho incontrato da Forlì a casa mi hanno aiutato, mi hanno dato da bere, da mangiare, senza voler soldi. E si è salvato perchè la base era sanissima, adesso un pò meno anche lei. A casa sono andato da mia madre e chi ho detto, non so più qual’è il mio dovere, e lei dandomi una pacca sulla spalla mi ha risposto, Luchino non sei il solo, siamo tutti nella stessa barca, non credere di venir qui a farti aiutare, datti da fare. Grandissima, durissima. Mi sono costruito un ricovere vicino a un torrente ci ho messo 2 mesi, e intanto si sentivano le notizie disastrose, e intanto prendevo contatti con la gente del territorio, altri ufficiali rientrati dall’Albania, come Italo Pietra. Ci siano trovati in un campo di granoturco, perchè nessuno più si fidava degli altri, chi era quello lì? E tu chi sei? Io entro dal nord tu entri dal sud e ci siamo trovati là in mezzo, non dovevi sapere da dove io venivo, chi sei. Ci siamo accorti di avere la stessa storia, lui molto più intelligente di me, molto più colto ed esperto. Ci diciamo non si può più scappare, nascondersi, ormai erano mesi. Finch’ capita da me un vecchiotto, aveva 40, e mi dice sono un vecchio comunista che sono dovuto scappare da Milano, e sono quì per fare delle formazione, mi sono informato su di lei e lei è la persona adatta a organizzare le nuove formazioni. Accettai dicendo che io stimavo I comunisti ma non il partito con I suoi ordini, la sua linea. Così volli parlare con I dirigenti politici. Erano un idraulico e un lattoniere, una notte in una fornace a discutere della situazione e che nè io neè Italo eravano comunisti, e volevamo solo liberare la Padria senza altri fini. Poi dico io mi prendo un rischi enorme se accetto e loro e il partito a darle il commando di una divisione Gramsci? Bravissimi. C’è stata da allora sempre una ottima collaborazione, brava gente. Così ritorno a fare la Guerra, per aprire un fronte interno,contro I tedeschi per liberare l’Italia dai nazisti e I fascisti.Ho conosciuto uomini di primo piano ferrovieri, operai contadini medici infermieri, fantastici.

Le prime azioni erano di osteggiare I tedeschi, facendo saltare strade, la via Emilia, con la brigata Casotti. Ho avuto all’inizio tensioni sia con I partigiani che volevano prima conoscermi bene prima di considerarmi loro comandante, sia da mia madre, comandante di una formazione comunista, c’era la squalifica per chi collaborava con I comunisti. Così sono andato da don Luigi e gli ho detto, ho un grosso problema sento dentro di me chedentro di che è morto il dovere ma è nata la coscienza, questa è stata la grande cosa della Resistenza, la coscienza di cittadino, l’impegno che tu dovevi prendere di fronte a te stesso. Il quale mi disse ma se tucredi al dono della vita ma no capisci che il dono sucessivo è quello della libertà? E hai paura a batterti per la libertà? Allora non hai capito niente di quello che vuol dire il Vangelo, vai a studiarti il Valgelo. E lì ho capito la differenza enorme tra la gerarchia eclesiastica e li messaggio evangelico.

Non so quanti rosai litanie gli sono costato a mia madre, ma ho fatto la scelta. Mio padre non mi ha mai perdonato, a casa mia il fratello di mio nonno era precettore di casa Savoia. Avevo visto sciogliere il movimento Scout perchè aveva la colpa di crescere degli uomini liberi, e la lo lasciò fare al fascismo.

Il giuramento cos’è? Giuro fedeltà al re d’Italia per grazia di Dio e olontà della nazione, quale grazia di Dio se lo sono inventato loro, e la gerarchia lo ha protetto. Loro avevano la scusa di dire il minor dei mali e loro di fronte al discorso del scusa del minor dei mali mettevamo a posto tutto. Avevo un nome Maino, come la sottomarca delle biciclette di una volta, perchè una delle prime volte che mi contattarono i partigiani, mentre prendevo una birra, sono stato avvicinato da un giovane che vuole sapere delle cose, io nego tutto pensavo che fosse fascista, ppoi dice comunque se ha bisogno di qualcosa chieda di Legnano come la marca della bici, e mi domanda come mi chiamo e io rispondo non mi occupo di niente allora lui dice ti do io il nome lei si chiamerà Maino. Che era la sottomarca del marchio Legnano.

Azioni soprattutto azioni di disturbo, per osteggiare i tedeschi per portare uomini e munizioni al fronte. Far saltare binari dei treni mi-ge , con l’aiuto dei ferroviere. E ce l’abbiamo fatta solo perchè avevamo l’aiuto della popolazioni, della solidarietà. A un certo punto I tedeschi ci hanno detto lasciateci stare e noi faremo altrettanto, noi abbiamo rifiutato così abbi fatto il rastrellamento con i mongoli. Abbiamo dovuto aggirarli, era impossibile conbattere controloro, noi avevano i moschetti loro i cannoni, così sono andato in montagna e ho fatto giorni mangiando solo castagne secche, nascondendoci sotto terra, viaggiando di notte, perchè i tedeschi avevano paura della notte, molto paurosi, e invece per noi il buio era un grande alleato, e pensa che da bambino avevo paura del buio. Non abbiamo avuto lanci dagli americani finchè non abbiamo avuto uno di loro così ci siamo chiariti.

Editto di Alexander? Malissimo ma per poche ore, l’abbiamo preso male dove vuole che andassimo? La paura di essere presi dai tedeschi era tanta, per cui abbiamo continuato la lotta. Non posso soffrire la retorica, oggi scrivono tutti il loro libro.

Il 25 aprile tratto la resa dei alcuni nazisti, quando mi arriva un biglietto di Cadorna che mi chiede per piaciere di andare a Milano. Prendo pochi partigiani quelli che non avevano paura, perchè è un’sperienza durissima aver a che fare con gli uomini che hanno paura, non puoi far niente a l’uomo che ha paura. Arrivo a Milano con 4 camion e trovo delle pattuglie che sparano per aria, un disordine, fucilate da tutt ele parti, basta far casino, in via Romagna dove trovo tutti I Partigiani, Pertini, Longo, e intorno al tavolo Longo ci dice che hanno preso Mussolini vicino Dongo e bisogna decidere, io scatto in piedi e dico bisogna fare un piano d’azione le cose per bene,e mi arriva un calico da dietro era Italo Pietro, così taccio. Decidono alla fine con Valerio. Pietro dopo mi dice ma non capisci che non ti lascieranno mai andarlo a prendere?

È finita la Guerra, vai.

Poi volevano che mi iscrivessi al partito per le elezioni, io ho capito che era finito tutto, già litigavano comunisti e socialisti, era finito tutto. Solo De Gasperi si imponeva anche contro Tambroni. Il problema era far carriere, non missione. Così mi sono sposato con una ragazza che mi piaceva da matti e poi ho fatto il contadino, e da quà non mi sono più mosso. Ho tentato di fare delle cooperative, aiutato da famiglie dei nostri dipendenti, avevo proposto di dividerse le mie terre, viti, allevamento, ma era troppo presto, io avrei rinunciato a parte delle mie terre ma ognuno quardava Il proprio.

Un episodio è quando vado a fare delle trattative con I tedeschi finite mi chiedono se voglio una scrota, io rifiuto dicendo che mi avrebbero sparato poco fuori dal paese. Prendo la macchina e a tutta velocità parto, quando mi accordo che sono seguito da un’autoblindo tedesca che mi segue. Io aspetto solo che mi sparino. E invece ci accompagnano fino al ponte. Così fermo la macchina e vado da loro, dicendoli ho insultato I vostri comandanti che invece hanno mantenuto la parola e chi stringo la mano. Ecco questo I partigiani non me l’hanno mai perdonato, matu hai stretto la mano ai tedeschi. Ora io mi aspetto un’altro 8 settembre, con questa crisi, ma sarà un 8 settembre fra ricchi e non fra poveri come eravamo noi. La forza unica sana è il volontariato, peccato che tra loro non ci sia collaborazione. Stai attento a non cadere nella retorica I libri scritti sono pieni di retorica e falsità, stai attento.

Se ci sarà un altro 8 settembre e lei sarà ancora un comandante vorrei essere un suo partigiano._Giulio Malfer