Don Lorenzo Milani

Don Lorenzo Milani

PAROLE DI DON LORENZO MILANI

Barbiana è un posto sperso nel verde Mugello, dove aleggia ancora oggi, lo spirito di un grande prete don Lorenzo Milani. Andarci a piedi, in una giornata d’inverno, può essere una piccola esperienza spirituale. Si arriva in un luogo dimesso, semplice, dove ricordare il pensiero di don Milani può essere la base di una riflessione sulla nostra vita. Qui di seguito alcune frasi di Don Milani.

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Chi non sa amare il povero nei suoi errori non lo ama.

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Voler bene al povero, proporsi di metterlo al posto che gli spetta, significa non solo crescergli i soldi , ma soprattutto crescergli il senso della propria superiorità, mettergli in cuore l’orrore di tutto ciò che è borghese, fargli capire che soltanto facendo tutto il contrario dei borghesi potrà passar loro innanzi ed eliminarli dalla scena politica e sociale.

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Il mondo ingiusto l’hanno da raddrizzare i poveri e lo raddrizzeranno solo quando l’avranno giudicato e condannato con mente aperta e sveglia come la può avere solo un povero che è stato a scuola.

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Lo sciopero è un’arma […]. Somiglia alla spada dei cavalieri medievali che veniva consacrata sull’altare in difesa dei deboli e degli oppressi. Se era cristiana quella spada lo sarà di più lo sciopero, arma incruenta. […] Ma se c’è poi uno sciopero che ha in più il profumo del sacrificio cristiano è lo sciopero di solidarietà.

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Quando ci si affanna a cercar apposta l’occasione di infilar la fede nei discorsi, si mostra di averne poca, di pensare che la fede sia qualcosa di artificiale aggiunto alla vita e non invece modo di vivere e di pensare.

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Spesso gli amici mi chiedono come faccio a far scuola. […] Sbagliano la domanda, non dovrebbero preoccuparsi di come bisogna fare scuola, ma solo di come bisogna essere per poter fare scuola.[…]

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Bisogna avere le idee chiare in fatto di problemi sociali e politici. Non bisogna essere interclassisti ma schierati.

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Bisogna ardere dell’ansia di elevare il povero ad un livello superiore. Non dico a un livello pari dell’attuale classe dirigente. Ma superiore: più da uomo, più spirituale, più cristiano, più di tutto.

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Essere liberi, avere in mano sacramenti, Camera (dei deputati), Senato, radio, campanili, pulpiti, scuola e con tutta questa dovizia di mezzi e di uomini raccogliere il bel fatto di essere derisi dai poveri, odiati dai più deboli, amati dai più forti. Avere la chiesa vuota, vedersela vuotare ogni giorno di più, saper che presto sarà finita con la fede dei poveri.

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Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora io dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri.

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E almeno nella scelta dei mezzi sono migliore di voi: le armi che voi approvate sono orribili macchine per uccidere, mutilare, distruggere, far orfani e vedove. Le uniche armi che approvo io sono nobili e incruenti: lo sciopero e il voto.

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(Alla scuola di Barbiana) non c’era ricreazione. Non era vacanza nemmeno la domenica. Nessuno di noi se ne dava gran pensiero perché il lavoro è peggio. Ma ogni borghese che capitava a visitarci faceva polemica su questo punto. […]. Lucio che aveva  trentasei mucche nella stalla (da sconcimare ogni mattina) disse:” La scuola sarà sempre meglio della merda”.

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La scuola ha un problema solo. I ragazzi che perde. La vostra “scuola  dell’obbligo” ne perde per strada 462.000 l’anno. A questo punto gli unici incompetenti di scuola siete voi (insegnanti) che li perdete e non tornate a cercarli.

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Non c’è nulla che sia ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali.

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Allora sostenete che Dio fa nascere i cretini e gli svogliati nelle case dei poveri. E’ più facile che i dispettosi siate voi.

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La lotta di classe quando la fanno i signori è signorile. Non scandalizza né preti né i professori che leggono l’Espresso.

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Conoscere i ragazzi dei poveri e amare la politica è tutt’uno. Non si può amare creature segnate da leggi ingiuste e non volere leggi migliori.

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Il fine giusto è dedicarsi al prossimo. E in questo secolo come vuole amare se non con la politica o con la scuola? Siamo sovrani. Non è più tempo delle elemosine, ma delle scelte.

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Così abbiamo capito cos’è un’opera d’arte. E’ voler male a qualcuno o a qualcosa. Ripensarci sopra a lungo. Farsi aiutare dagli amici in un paziente lavoro di squadra. Pian piano viene fuori quello che di vero c’è sotto l’odio. Nasce l’opera d’arte: una mano tesa al nemico perchè cambi.

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La differenza tra il mio figliolo e il vostro non è nella quantità, né nella qualità del tesoro racchiuso dentro la mente e il cuore, ma qualcosa che è dentro la soglia stessa: la Parola.

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Se la vita è un dono di Dio non va buttata via e buttarla via è peccato. Se un’azione è inutile, è un buttar via un bel dono di Dio. E’ un peccato gravissimo, io lo chiamo bestemmia del tempo. E mi pare un cosa orribile perché il tempo è poco, quando è passato non torna.

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Purtroppo la mia previsione è che sarete pecore, che vi piegherete completamente alle usanze, che vi vestirete come vuole la moda, che passerete il tempo come vuole la moda.[…] Rifletteteci! Ne avete l’età.

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Non puoi aspettare quando sei nonna a farti una preparazione politica e sindacale. […] Succede che in Italia da diciassette anni a questa parte tutti votano liberamente,hanno libertà di sciopero e di organizzazione sindacale, di organizzazione politica, di leggere il giornale che vogliono, però al potere ci sono sempre quei pochi che alla vostra età non hanno ballato.

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Le cose meno belle, purtroppo, vengono da sé, invece le cose belle bisogna imporsele con la volontà, perché c’è stato chi ha pensato a fare in modo che la società vi offrisse tutto quello che occorre perché alle cose belle e utili non ci pensaste e teneste la vostra vita a un basso livello.

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Dimenticaci, disprezzaci, fai quel che vuoi, ma il tuo Signore non lo lasciare. Abbi il coraggio di prendere la sua croce, portala con fiducia. Non hai che lui che ti abbia amato.

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La parola è la chiave fatata che apre ogni porta.

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Non mi ribellerò mai alla Chiesa perché ho bisogno più volte alla settimana del perdono dei miei peccati e non saprei da chi altri andare a cercarlo quando avessi lasciato la Chiesa.

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La storia la insegna Dio e non noi e l’unica cosa cui ambisco è di capire il suo disegno man mano che lui lo svolge.

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Il turbamento è una grande grazia di Dio. Ma anche l’equilibrio e la serenità sono grandi grazie di Dio.

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Se dicessi che credo in Dio direi troppo poco perché gli voglio bene. E capirai che voler bene a uno è qualcosa di più che credere nella sua esistenza.

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Chi sa volare non deve buttar via le ali per solidarietà coi pedoni, deve piuttosto insegnare a tutti il volo.

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Lo stesso avviene quassù in montagna: con la scuola non li potrò far cristiani, ma li potrò far uomini….

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E perciò la scuola mi è sacra come un ottavo Sacramento. Da lei mi attendo … la chiave, non della conversione, perché questa è segreto di Dio, ma certo dell’evangelizzazione di questo popolo.

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La povertà dei poveri non si misura a pane, a casa, a caldo. Si misura sul grado di cultura e sulla funzione sociale……… La distinzione in classi sociali non si può dunque fare sull’imponibile catastale, ma su valori culturali.

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Non conoscere il male è una inferiorità che pesa, ma di cui si può anche essere orgogliosi. Ma non conoscere il Vero è una inferiorità morale e un cristiano non può provare che vergogna. Perché la sete di sapere appartiene alla parte più alta dell’uomo e Dio non le ha posto alcun limite positivo se non quello delle nostre possibilità umane.

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Da quel che abbiamo detto sul dislivello culturale tra classe e classe, discende la necessità di ordinare le nostre scuole parrocchiali con criteri rigidamente classisti. A noi non interessa tanto colmare l’abisso di ignoranza quanto l’abisso di differenza. Se noi aprissimo le nostre scuole, conferenze, biblioteche anche ai borghesi verrebbe dunque a cadere lo scopo stesso del nostro lavoro. Si accettano forse i ricchi alle nostre distribuzioni gratuite di minestra? Il classismo in questo senso non è dunque una novità per la Chiesa.

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Noi (preti) abbiamo per unica ragione di vita quella di contentare il Signore e di mostrargli d’aver capito che ogni anima è un universo di dignità infinita.

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Devo tutto quello che so ai giovani operai e contadini cui ho fatto scuola…. Io ho insegnato loro soltanto a esprimersi mentre loro mi hanno insegnato a vivere….. Io non era così  e perciò non potrò mai dimenticare quel che ho avuto a loro.

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E’ tanto difficile che uno cerchi Dio se non ha sete di conoscere. Quando con la scuola avremo risvegliato nei nostri giovani operai e  contadini quella sete sopra ogni altra sete o passione umana, portarli poi a porsi il problema religioso sarà un giochetto.

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Spesso gli amici mi chiedono come faccio a far scuola e come faccio a averla piena. ……Sbagliano la domanda, non dovrebbero preoccuparsi di come bisogna fare per fare scuola, ma solo di come bisogna essere per poter far scuola. ……Bisogna aver le idee chiare in fatto di problemi sociali e politici. Non bisogna essere interclassisti, ma schierati. Bisogna ardere dell’ansia di elevare il povero a un livello superiore. Non dico a un livello pari a quello dell’attuale classe dirigente. Ma superiore: più da uomo, più spirituale, più cristiano, più tutto.

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Da bestie si può diventare uomini e da uomini si può diventare santi. Ma da bestie santi d’un passo solo non si può diventare.

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Nessuno si fida più di nulla che non sia vissuto prima che detto. Ed è giusto. E Gesù stesso ha molto più vissuto che parlato. E molto più insegnato col nascere in una stalla e sul morire su una croce che col parlare di povertà e di sacrificio.