AD ETERNA MEMORIA

AD ETERNA MEMORIA

AD ETERNA MEMORIA   di Giulio Malfer

a cura di VISIONI ALTRE presentazione e testo critico critica a cura di

Erika Lacava inaugurazione 17 novembre 2019 ore 17.00

16 novembre – 1° dicembre 2019 apertura dal giovedì alla domenica dalle ore 15.30 alle 19.30

INGRESSO LIBERO

ORATORIO DI VILLA SIMION, via Roma, 265 SPINEA (VE)

Si inaugura domenica 17 novembre 2019, alle ore 17.00 presso L’oratorio di Villa

Simion SPINEA (VE), “AD ETERNA MEMORIA” opere di Giulio Malfer, presentazione e

testo critico a cura di Erika Lacava.

La mostra, visitabile fino a domenica 1° dicembre 2019, è organizzata

dall’Associazione Culturale VISIONI ALTRE | Adolfina de Stefani con il patrocinio del

Comune di SPINEA (VE);

Qualcuno avrà notato con quale ipnotica lentezza

battano le ciglia di un bambino che ascolta un

vecchio rievocare; come le labbra si schiudano

febbrili, la saliva passi lenta attraverso la gola. Non è di

ilarità la sua espressione, mentre tutto il corpo si stringe

contro le antiche ginocchia. C’è in lui la tensione degli

animali in muta, degli insetti in metamorfosi. Egli sta

crescendo, in quegli attimi; sta bevendo con voluttà e

tremore alla fontana della memoria.

Cristina Campo, Gli imperdonabili

Come agisce la memoria, da quali profondità arriva e perché ci ritorna facilmente?

A volte basta un odore per suscitare il ricordo, un luogo, una sensazione. La

madeleine di Proust. Altre volte siamo noi stessi ad attivare il ricordo volontariamente

attraverso la ricerca di documenti del passato, scritti, fotografie, oggetti d’uso

quotidiano ormai in disuso: materiali d’archivio a supporto della memoria. In greco il

termine “memoria” ha la stessa radice di “smaniare”, desiderare, e al contempo di

“martire”, colui che è testimone. Due aspetti che delineano insieme l’atto del

ricordare. Teniamo traccia del passato perché non vogliamo lasciarlo andare, e

d’altra parte non possiamo dimenticare perché l’esperienza vissuta ci ha segnato

così profondamente da diventare un punto nodale della nostra esistenza.

La memoria interrogata da Giulio Malfer è una memoria duplice, tanto tenace

quanto labile: rapace a un tempo e fragile e inerme nei confronti dell’oblio. É una

memoria raccontata sulle lastre di pietra tombale, fotografie comuni consumate dal

tempo, dove i lineamenti scompaiono per lasciare spazio a macchie incolori, slavate

e corrose, che restituiscono l’immagine al bianco nulla in cui scompaiono i ricordi. La

memoria ci abbandona se non è frequentata: “Polvere eri e polvere ritornerai”.

Come si dimenticano le poesie imparate da bambini, dimentichiamo oggi la Storia,

le guerre, la lotta, mentre muoiono con i Partigiani gli ultimi depositari della memoria

storica della Guerra. Potremo in seguito ritrovarla nei libri, nelle carte e nei film

d’epoca, ma non più negli occhi vispi che rivivono il ricordo, nel volto inciso dalle

rughe profonde come cicatrici, nel fremito delle mani che hanno stretto il fucile. Per

far affiorare i ricordi serve interrogarli, serve attenzione, dedizione, cura, quella che

oggi solo i bambini e gli storici riescono ad avere, gli uni per amore del racconto,

come ricorda Cristina Campo, gli altri per quell’attitudine da “straccivendolo” di cui

parla Benjamin nei Passagenwerk che porta a ricercare ovunque le tracce, i

frammenti su cui si basa la storia. Mattoni che ora, più che mai, vediamo tremare.

Emblematico è il caso del cane Loukanikos con cui si apre la mostra, assunto a

simbolo della rivolta durante le manifestazioni in Grecia dove si trovava sempre in

prima linea contro la polizia. Dalla copertina del Time, la sua storia è finita oggi del

tutto dimenticata.

La memoria chiede di essere “attivata” come una moderna installazione

multimediale: si devono accendere i ricettori, sintonizzarsi sul suo canale, passarci

accanto e fermarsi, dedicarle tempo. Riattiviamo e salviamo il ricordo quando

stringiamo tra le mani il ritratto dei nostri cari (“Ad occhi chiusi”) tentando di salvarlo

dall’incessante lavorio del tempo che ne rosicchia i lineamenti. Quando con

assiduità li salutiamo ogni giorno sulla mensola su cui sono collocati come numi

tutelari a protezione delle antiche case romane. Così si deve attivare la memoria del

passato facendola riemergere dal buio dell’oblio, avvicinandola con la nostra

attuale presenza, sfregandola come un cerino fino a che non nasce la scintilla. Serve

tempo e fatica per attivare “Touch” di Giulio Malfer, fotografie stampate su carta

termosensibile che, se riscaldate dal passaggio delle dita, fanno emergere i volti

ormai scomparsi delle vittime della Shoa. Ci viene richiesto tempo e fatica per

leggere i racconti scritti bianco su bianco delle loro storie, in un rilievo sottile che si

intravede appena se visto in controluce. O i caratteri piccolissimi con cui Malfer

scrive sul vetro la storia dei Partigiani, dimensioni che impongono un avvicinamento,

una sospensione della visione a distanza tipica dello spettatore che fa superare le

barriere ed entrare in quella sfera confidenziale che la prossemica definisce intima.

Da questa distanza possiamo scorgere le mille e mille rughe nel palmo della mano di

un vecchio reduce del fronte del Don, gli occhi che si accendono nella cavità

oculare, che ci fanno immergere empaticamente nei ricordi come se fossero i nostri.

Se il compito del fotografo è documentare, Giulio Malfer ci aggiunge quello del

filosofo perché interroga, scompagina certezze e non propone soluzioni. Tutta

l’operazione di Malfer è un invito all’approfondimento e alla lentezza, direzioni

contrarie al moto attuale che brucia e consuma le esperienze attribuendo loro le

caratteristiche spettacolari e temporanee di un evento. Una denuncia sottile della

società dell’immagine, della sua ingordigia nei confronti della realtà e della

fagocitazione del racconto. Della sua supremazia sul concetto, sulla storia che sta

dietro ogni volto, sul sentire. Le fotografie di Malfer sono un invito oggi a non

dimenticare: un monito, un promemoria per i tempi futuri, “A futura memoria”.

Giulio Malfer

Giulio Malfer è nato a Rovereto Italy. Studia Agraria all’Università di Padova e

Architettura all’Università di Firenze, dove frequenta il corso di fotografia alla Scuola

Internazionale “f 64” e, sempre a Firenze, frequenta il corso di fotografia di moda

diretto da Leonardo Maniscalchi. A Milano, Bologna, Firenze, frequenta vari stage

con fotografi di fama internazionale. Nel 1990 inizia l’attività di fotografo nel campo

pubblicitario e industriale, collaborando con diverse agenzie. Dal 1995 si dedica

esclusivamente alla fotografia di moda nel settore delle scarpe. Collabora in modo

continuativo con varie istituzioni pubbliche e musei, tra cui il Museo Storico della

Guerra, la rassegna Montagna Libri, la rassegna Internazionale Film Archeologia, i

Musei Civici di Rovereto, l’Assessorato alla Cultura della Provincia Autonoma di

Trento, il Museo Retico, l’Istituto Culturale Ladino. Collabora con il Centro

internazionale d’arte “ArteStruktura” di Milano realizzando una ricerca fotografica sul

ritratto ad artisti che durerà 5 anni. Nel 1996 con il progetto “Sguardi dall’Alto” inizia i

lavori ritrattistici che lo portano ad impegnarsi per anni su temi diversi: “Partigiani”,

“Senza Ritorno”, “Indagini Alpine”, “Lavoro Sporco”, “Bosnia”, “Adotto un’Anima”,

“Touch” (realizzato con la collaborazione del fotoreporter Piero Cavagna). Collabora

all’installazione di Franco Vaccari “Transiberia” a Transart Rovereto e partecipa alla

performance dell’artista Greta Frau ad Arco. Suoi lavori sono conservati presso il

Centro internazionale arte “ArteStruktura”, il Museo Ladino, l’Archivio del Museo di

Meubourge, l’Archivio Fondazione Querini Stampalia, la collezione del Museo del

territorio Biellese, l’Archivio del Museo Civico di Rovereto, il Museo Retico.

Attualmente vive tra Rovereto e il resto del mondo.

La mostra, visitabile dal 16 novembre al 1° dicembre 2019, è organizzata da VISIONI

ALTRE;

In occasione della vernice della mostra “AD ETERNA MEMORIA” di Giulio Malfer con

inaugurazione domenica 17 novembre 2019 alle ore 17.00 l’artista sarà presente.

apertura e orari dal giovedì alla domenica 15.30 – 19.30 – Ingresso libero